Museo Revoltella
 


A cento anni dalla morte di Eugenio Scomparini


Il 17 marzo 1913 moriva a Trieste Eugenio Scomparini (1845-1913), protagonista della vita artistica cittadina per almeno trent'anni, maestro di una generazione di artisti, autore di grandi cicli decorativi e membro del Curatorio del Museo Revoltella. Ricordiamo i fatti più salienti della sua vita.
Eugenio Scomparini (Trieste 1845 - 1913). Nato da padre chioggiotto e da madre veneziana, stabilitisi da tempo a Trieste, è il più giovane di sei fratelli, uno dei quali, Paolo, nel 1860 segue la spedizione dei Mille.
Dopo avere frequentato a Trieste le lezioni di Giovanni Moscotto alla Scuola di disegno, si reca, insieme all’amico Antonio Lonza, a Venezia. Iscrittosi nel 1863 all’Accademia della città lagunare, segue i corsi di pittura di Michelangelo Gregoletti e Pompeo Molmenti.
A Trieste presenta per la prima volta le sue opere nel 1871. All’Esposizione agricolo-industriale e di belle arti organizzata in quell’anno dalla Società agraria e dall’Associazione triestina per le arti e l’industria l’olio dello Scomparini, intitolato Amleto, si fa notare dalla critica. Giuseppe Caprin nel suo periodico “Libertà e Lavoro” segnala l’opera e predice un brillante avvenire al giovane pittore. L’interesse per il mondo del teatro lo porta a eseguire nello stesso anno anche un’Ofelia. Questi dipinti paiono confermare, nella scelta dei temi e nel rigore disegnativo, l’influenza del Molmenti. L’anno dopo gli viene commissionato il ritratto del barone Giovanni Guglielmo Sartorio, destinato alla sede della Borsa.
Nel 1873 viene nominato membro della Consulta artistica del Museo Revoltella, organo preposto a dare indicazioni e suggerimenti nel campo delle belle arti al Curatorio.
Ancora insieme ad Antonio Lonza si reca, grazie a una borsa di studio di 800 fiorini assegnata ai due artisti dal Consiglio municipale, a Roma, dove soggiorna dal 1874 al 1877. Nella capitale Scomparini conosce e apprezza la pittura dai vivi cromatismi di Mariano Fortuny, scomparso proprio nello stesso periodo. L’artista triestino riuscirà a movimentare con più accese policromie le sue scene e a liberarsi dalle pastoie accademizzanti della pittura di storia, senza tuttavia rinunciare alla precisione formale. Appena qualche tempo dopo, nel corso degli anni Ottanta, inizierà anche a studiare la scene mitologiche e allegoriche di Hans Makart.
Nel 1878 esegue il sipario per il nuovo Politeama Rossetti di Trieste che segna un’ulteriore affermazione nella sua città e consolida la sua vocazione per i grandi lavori decorativi, a cui alternerà la ritrattistica e qualche dipinto di genere.
Nel 1883 è tra coloro che promuovono la nascita del Circolo Artistico di Trieste per contrastare il monopolio della Società di Belle Arti e promuovere senza intermediari l’attività dei soci. Nel 1884, quando ufficialmente il sodalizio viene istituito, Scomparini assume la carica di vicepresidente. Alla morte di Giuseppe Lorenzo Gatteri, nel dicembre del 1884, lo sostituisce in qualità di presidente. 
Nel 1886 il Museo Revoltella gli commissiona l’esecuzione del Trittico (Navigazione, Arte, Industria) in onore di Pasquale Revoltella, opera complessa, inserita in una ricca cornice neorinascimentale che costituisce la prima interpretazione del tema del progresso su cui tornerà con le grandi tele del 1897 intitolate Industria e Commercio. Nel 1887 inizia a insegnare disegno alla Scuola industriale (Staatsgewerbeschule), ruolo che manterrà sino al 1911 formando un’intera generazione di artisti. Per festeggiare la nomina gli amici del Circolo Artistico gli organizzano a sorpresa una grande festa per la quale Umberto Veruda e Carlo Wostry eseguono caricature alte due metri. Scomparini è un presidente attivo e “brillantissimo” come ricorda il Wostry, capace di condurre al meglio un sodalizio sempre più importante in città, che cresce fino a seicento soci. “Era un bell’uomo, alto, forte e slanciato. Si compiaceva di essere il beniamino viziato da tutti. Fino alla costituzione del Circolo aveva menato la gran vita con gli eleganti della città. Era di buonissimo carattere e genialissimo. Aveva avuto ottima scuola e disegnava bene. Dal suo temperamento artistico si sentiva portato alla grande decorazione di tipo tiepolesco e ne fece di bellissime. Sentiva una forma d’arte dalla quale non si staccò fin che visse, rimanendo fedele alle sue convinzioni artistiche.”
Tra le prime opere decorative c’è la cupola del Teatro della Società Filarmonico-drammatica di Fiume che esegue nel 1890. Allo stesso anno risale il ciclo di dipinti con allegorie musicali realizzati per il piano nobile di Palazzo Scuglievich, in piazza Venezia, a Trieste. Ed è sempre nel 1890 che il Museo Revoltella acquista la sua opera “Margherita Gauthier”.
Nel 1891 illustra il volume “Tempi andati” di Giuseppe Caprin. Nel 1895 consegna dopo un’attesa di molti anni il Trittico commissionatogli dal Museo Revoltella. In quell’anno espone al Circolo artistico la tela “Se mi vedesse”.
Ancora nel 1895 affida la carica di presidente del Circolo Artistico ad Antonio Lonza, mentre rimane impegnato come membro della commissione giudicatrice del concorso per giovani artisti istituito della Fondazione Rittmeyer.
Due anni dopo realizza due grandi tele, di oltre tre metri di altezza, intitolate “Industria” e “Commercio” per il Caffè alla Stazione, in seguito acquistate dalla Cassa di Risparmio di Trieste e ora in custodia alla Soprintendenza per i beni artistici. Risale agli anni tra il 1897 e il 1899 il lavoro decorativo per il Teatro di Società di Gorizia di cui ai Musei provinciali di Gorizia si conserva il dipinto preparatorio “Il Genio incorona la musica”.
Nel 1906 partecipa assieme ad altri artisti all’impresa decorativa del palazzo voluto da Filippo Artelli e realizzato da Giorgio Polli.
Nel 1907 accetta anche la nomina a membro del Curatorio del museo. In questi anni si dedica anche a sensuali ritratti femminili, di impronta vagamente boldiniana Signora con abito bianco e cane, Odalisca, ora al Museo Revoltella. Nel 1912 è impegnato nella sua ultima grande commissione: l’esecuzione del pannello Edilizia per la Cassa di Risparmio di Trieste.
Scomparini muore a Trieste il 17 marzo 1913. Poco dopo il Circolo Artistico organizza una mostra delle sue opere. Carlo Wostry ricorda così il grave lutto che colpisce la famiglia artistica triestina: “Fu un sincero e generale rimpianto. La sua bella figura di artista era diventata popolarissima. Le sue grandi decorazioni testimoniano la sua tendenza tiepolesca. Egli ebbe una fisionomia assolutamente propria benché appartenesse, per indirizzo artistico, a quella scuola di quarant’anni fa che aveva per capostipiti il Villegas, il Iacovacci, il Benliure, il Semiradzki e tanti altri. Eugenio Scomparini era uno dei pochi sopravvissuti di quella vecchia guardia formata da tanti operosi artisti e che più di ogni altra aveva contribuito alla brillante ascesa del Circolo Artistico in quel primo periodo che va dal 1884 al 1900. Un buon numero di lavori, che aveva lasciato alla sua morte, andò a far ala a quella sua “Violetta” al nostro Museo Revoltella. Gli venne assegnata una piccola sala. L’accolta di quelle opere dà la prova della nobile attività di questo artista che già vecchio sentiva ancora vibrare la corda dell’entusiasmo per l’arte, dominato da quella pura fiamma che è dote dei pochi eletti. Con Antonio Lonza egli personificò tutto un periodo brillante dell’arte cittadina. Fu sventura per lui d’essersi lasciato abbacinare dal successo locale e di essersi fermato a Trieste. In un centro artistico la sua ala avrebbe spiegato ben altro volo. Ma egli amava il quieto vivere. Egli non aveva la fibra combattiva, il coraggio di affrontare l’ignoto. Evitava la lotta che fortifica e sprona. Così la sua arte non fu mai vivificata da nuovi stimoli, da nuovi impulsi. Fu nondimeno un maestro.” (C. Wostry, Storia del Circolo Artistico, 1934, p.238)
La vedova, Nina Scomparini, subito dopo la morte cede al Museo Revoltella oltre 60 opere del marito, tra cui 10 dipinti, 12 schizzi, 5 bozzetti, e molti disegni.

 

 






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