Museo Revoltella
 




Nel 1928 Sbisà tornò definitivamente a Trieste da Firenze, dove aveva soggiornato e studiato dall'immediato dopoguerra, e tenne la sua prima personale (presentato da Italo Svevo) alla Galleria Michelazzi. Fu un anno importante, dunque, che, tra l'altro, vide anche la sua prima affermazione alla Biennale di Venezia - alla quale aveva già partecipato nel '22, nel '24 e nel '26 - grazie soprattutto all'opera “La Venere della scaletta” , ancora ricca di suggestioni fiorentine e rinascimentali.
Il monumentale nudo, circondato e parzialmente avvolto da morbidi drappi, è inserito in uno spazio architettonico più volte utilizzato come sfondo da Sbisà con poche modifiche: un interno spoglio di cui si vede solo uno scorcio con una rampa di scale illuminata da una finestra (“Elisabetta e Maria” e “Ritratto femminile” del 1926) che presenta anche molte analogie con gli interni conventuali dei dipinti di soggetto francescano del 1925. Ma è la prima volta che l'artista vi inserisce un nudo, tema trattato in precedenza solo nel dipinto “Bethsabea”, che troverà una variante molto simile nella “Nuda al bagno” sempre del 1928.
Quanto a possibili riferimenti contemporanei, oltre a quelli classici (Tiziano in primo luogo), se si considera “L'allieva” di Sironi un modello per “La disegnatrice” ,potrebbe esserci un collegamento anche fra “La Venere della scaletta” e il “Nudo allo specchi”o esposto da Sironi alla Biennale del '24. Donata dall'autore al museo nel 1933, l'opera venne ad aggiungersi alla “Disegnatrice” acquistata nel 1930 nell'ambito di un'iniziativa di allargamento della raccolta anche ai giovani artisti della città.





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