Museo Revoltella
 




Il dipinto, realizzato nel 1925, anno in cui Plinio Nomellini pronunciò il discorso per il monumento a Giovanni Fattori a Livorno, appartiene a quella fase della sua produzione artistica in cui, ormai svincolatosi dall’adesione più completa alle teorie divisioniste della luce, sperimentava “un suo personalissimo divisionismo a pennellate più grandi con colori accesissimi, quasi «fauve»”.
Anche se, come specificava la nipote Eleonora Barbara Nomellini, qualsiasi teoria fu sempre per
lui “solo il mezzo per rappresentare anche con forma nuova gli stati d’animo, che sentiva urgere in sé.” “Anche quando ero piccolo, -scriveva negli Appunti autobiografici, conservati presso l’Archivio Nomellini a Firenze- ricordo, seguendo mio padre alla caccia con la civetta, non curavo gli uccelletti […] mi estasiavo del primo sole che, traverso le ragnatele tra l’una e l’altra fronda, indorava quei sottili velami. E le nubi, e la luna errante, e le schiume marine, sembravami che per me svariassero le nubi nell’abisso celeste, componevano apparizioni veloci di giganti, l’onda, nel trapasso sembrava come nella sua rete verde, rotolasse grandi serpenti lucidi.”
“Luce, natura, mito”, affermava la nipote dell’artista Eleonora Nomellini (1998),“erano il cardine del suo modo di sentire, del suo cercare di esprimere con la pittura tutto quello che turbinava nella sua anima.” Luce, colore e trasfigurazione mitica in uno spazio naturale aperto e apparentemente infinito sono anche i caratteri peculiari del dipinto del Museo Revoltella, che fu presente anche alla Biennale veneziana del 1926 e in cui forse l’artista, amico di poeti (Giovanni Pascoli) e musicisti (Giacomo Puccini), ritrasse una delle figlie in età adolescente, Laura, sul balcone di una casa al mare, magari a Quercianella, in provincia di Livorno, dove la famiglia Nomellini trascorse i periodi estivi tra il 1924 e il 1926.





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