Museo Revoltella
 




Il 16 maggio 1924, nell'ordine del giorno che reca tale data, conservato tra i documenti d'archivio del Museo Revoltella, si discute della "proposta acquisto quadro Tummel "fuochi", assieme ad altre proposte di importanti opere di scultori locali quali Giovanni Mayer (Il risveglio) e Carlo Hollan (Torso di donna). Entro il 31 marzo dell'anno seguente il quadro di Vito Timmel, offerto dall'artista al Curatorio al prezzo di lire 9000, risulta "aggiunto all'inventario del museo" già dal 1924, acquisito in occasione della mostra estiva di quello stesso anno. All'esposizione, allestita presso la Galleria Michelazzi e recensita da Silvio Benco sul "Piccolo della Sera" (3 luglio 1923), Timmel presentÚ, oltre al dipinto in esame citato con il titolo “Fuochi d'artificio” (titolo con cui l'opera risulta registrata nell'inventario del Museo Revoltella), diversi dipinti di ubicazione per lo più ignota, quali, “Testa di donna”, “Mattutino”, “Venezia”, “Giovanna”, “Studio di testa” ed altri ancora.
Molto vicino al dipinto intitolato “Gli infelici” (1920 ca.) per intonazione, vivacità cromatica e ricchezza inventiva, il "pirotecnico" (è proprio il caso di dirlo!) dipinto di Timmel, che per lungo tempo è stato datato al 1925, poiché tale è la data leggibile sulla tela accanto alla firma, rivela una certa assonanza anche con i pannelli del ciclo decorativo del teatro di Panzano (1921), il Teatro del Cantiere Navale di Monfalcone. Non diversamente dagli esempi citati, infatti, anche in “Fochi” si riscontra la medesima armoniosa ed originale fusione di stili disparati. Così, all'evidente decorativismo di ascendenza secessionista, si aggiungono accenti simbolisti e marcate forzature di natura espressionista, non disgiunte da una certa attenzione riservata al linguaggio futurista: "[Ö] non è da confondersi quest'opera con quella dei futuristi, - scrive Benco riguardo al pannello intitolato Gli infelici, con parole che sembrano riferite all'opera in esame - per quanto una osservazione superficiale possa trovarvi qualche generico arieggiare alla somiglianza. Il Timmel accetta il principio della simultaneità delle impressioni; ma disegnatore fortissimo e di grande linea, lo esprime nella costruzione completa delle figure e nell'unità della composizione con quasi classico rigore." (Silvio Benco, Un'importante mostra alla Permanente, in "La Nazione", 28 gennaio 1922).
(Ö) Il quadro del Museo Revoltella si colloca in un momento di grande vivacità intellettuale e artistica dell'artista, precedente all'inquietante periodo oscuro definito da Timmel quale "un vivere come all'inferno" (1926-1938), in cui si compierà anche la sofferta stesura del “Magico taccuino”, sorta di "diario-romanzo" dell'artista già minato dall'alcool e dallo squilibrio psichico.
Oltre ai 17 pannelli che un tempo decoravano il Cinema Italia (1913) il Museo Revoltella possiede di Vito Timmel anche una serie di opere donate nel 1987 da Lalla Kezic, realizzate tra il 1924 e il 1944, uno splendido “Autoritratto” del 1910 (dono di Roberto Hausbrandt), attestante il marcato influsso della ritrattistica tedesca nella fase giovanile dell'artista triestino, il suggestivo “Incendio del Balkan”, che documenta un drammatico evento della storia cittadina, un “Paesaggio” e la “Veduta dell'ospedale psichiatrico” del 1943, ultima opera dell'artista che in quello stesso manicomio morirà, pochi anni dopo.

(riduzione della scheda di S. Gregorat, da “Il Museo Revoltella di Trieste”, Vicenza, 2004, p. 174)






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