Museo Revoltella
 




Tanto la critica d'epoca (Centelli, 1896-1897; Marasso, 1902) che quella più recente (Caramel, 1985), hanno riconosciuto nel dipinto uno dei primi frutti della volontà dell'artista di superare la pittura di genere aneddotica- legata al modello favrettiano, che aveva caratterizzato il primo periodo della sua produzione- nella ricerca di "un'arte fatta più di pensiero e di sentimento che di qualità appariscenti" (Centelli, 1896-97, p.358), capace "di suggerirci un'idea, di darci una commozione mediante la rappresentazione del vero" (Marasso, 1902, p.19). Tale processo di affrancamento, preannunciatosi sporadicamente in quadri precedenti, porterà ad esiti compiutamente simbolisti in dipinti della fine del secolo: da “Parabola” a “Fioritura nova” a “Ninfea”, esposti alle prime Biennali veneziane rispettivamente nel 1895, nel 1897 e nel 1899 (gli ultimi due conservati a Ca' Pesaro, Venezia). Nella tela qui esaminata si è rivelato in varia misura il permanere di un ancora forte legame col realismo. Se per Marasso (1902, p. 19) "tutti i particolari considerati isolatamente sono meramente realistici, ma il dramma di passione aleggia in quella navata di chiesa", Caramel, sottolineando, che "Pennellata, colore e impianto prospettico erano [Ö] quelli delle precedenti tele di genere", trova "rilevantissimo" "l'appesantimento della minuzia descrittiva [..]particolarmente nella popolana in primo piano" (1985, s.p.), "il cui interesse non è finalizzato alla preghiera bensì al braccialetto della ragazza che le sta a fianco" (Palazzi, 1987-88, p.150), "come un mercante di cavalli guardaun magnifico puledro sul quale si puÚ tentare un grosso affare" (Chiratani, 1889, p. 257). Si è ritenuto perciÚ che tale figura di popolana producesse con la sua aria "indifferente, pettegola, chiacchierona [Ö.] volgaroccia anziché no [..] una troppo forte e quindi stonata nota comica in una affettuosa e delicata scena di dramma" (Munaro, 1887, p.210). D'altre parte, proprio nel contrasto fra le due figure in prma fila risiede principalmente il tono espressivo del quadro. Se le quattro fronti femminili ( a voler tralasciare una quinta donna quasi nascosta dal crocifisso) raccontano storie e stati d'animo differenti, quelle delle due "protagoniste" in particolare, coperte da un fazzoletto a tinte vivaci nell'una e dalle mani disperatamente intrecciate nell'altra, in abbinamento con l'ottusa curiosità della prima ( oltre tutto poco devotamente piazzata sull' antica lastra tombale) e col profondo raccoglimento della seconda, producono un effetto volutamente stridente, che aumenta la solitudine della figura dolente. (Ö)

Paolo Pistellato (da “Arte d’Europa tra due secoli. Trieste, Venezia e la Biennale”, catalogo della mostra, Museo Revoltella, Trieste, 1995)





© 2017 Museo Revoltella, Comune di Trieste, Assessorato alla Cultura