Museo Revoltella
 




"Laghetto dei salici" del Museo Revoltella di Trieste, chiude in un certo qual modo una fase della ricerca pittorica di Guido Marussig, nel momento in cui alla IX biennale, con i riconoscimenti riscossi per la decorazione della sala della città di Trieste, s'incrementa l'attività proprio in questo settore. Esso puÚ essere considerato come una variante tipologica che ha, quale testa di serie, "Salice piangente", notato dalla critica nella Sala del Sogno della Biennale del 1907, cui segue "Plenilunio d'estate" presente a quella del 1909. Opere tutte che indicano l'adesione a una koinè linguistica, le cui componenti diversificate traggono origine da situazioni figurative eterogenee: da una lettura mediata dalla grafica giapponese, alla individuazione dello stilema centrale costituito dalla cascata dei rami, rielaborato nell'effetto decorativo della struttura cromatica frazionata su fondo scuro, di tipica ascendenza whistleriana, comune a molti artisti triestini di quegli anni (Cambon, Orell e altri). A ciÚ si deve aggiungere il cauto avvicinamento, specie in opere destinate ad acquirenti privati, a posizioni "nuove" nel dibattito fra innovatori e passatisti, tramite le proposte linguistiche delle Secessioni, conosciute grazie al lavoro comune con Umbro Poggioli e la partecipazione alle prime mostre dei giovani della Bevilacqua La Masa. Questa attenzione selettiva, lontana dalla sintesi primitivistica di Garbari e dal colorismo selvaggio di Gino Rossi, porta Marussig a fondere, in "Laghetto dei salici", ricordi di Whistler e liberazione della struttura-colore, vicina alla scoperta del valore autonomo della materia, in un'operazione a chiave decorativa, simile per risultati, a quanto ottenuto da Klimt in Campo dei papaveri, del 1907, (Osterreichisce Galerie, Vienna).

G. Sgubbi, in "Il Museo Revoltella di Trieste", Vicenza, 2004, p. 148




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