Museo Revoltella
 




L’opera fu acquistata alla vendita all'incanto promossa a Napoli dal principe di Sirignano (1901). Già nel 1889, perÚ, il conservatore del Museo Revoltella, Alfredo Tominz, aveva intrattenuto rapporti epistolari con l’artista al fine di acquistare una sua tela.
L'allegra brigata in primo piano della “Canzone nova”, danza e canta sulle imbarcazioni dei pescatori addobbate per un giorno speciale, probabilmente la celebrazione della Vergine Assunta. La festa religiosa è accompagnata dal suono dei tamburelli e dall'immancabile mandolino e riunisce le barche in processione sulle acque tranquille del Golfo di Napoli, che si scorge in lontananza. Alle puntuali e realistiche notazioni dal vero degli arnesi da pesca, si accompagna il racconto fiabesco di una realtà trasfigurata da quel poeta-pittore che fu Dalbono. Tuttavia al pittore ñ scrive Pica nel 1901 in “Emporium” - al quale "nella magica rievocazione si è accoppiato un poeta non osiamo proprio rimproverare di non essersi sempre serbato scrupolosamente fedele alla realtà e di aver fatto tutto più luminoso, più luccicante, più bello o, per essere esatti, diversamente bello di come tutto viene dalla natura presentato" .
Le coloratissime pennellate con cui sono resi i corpetti e le ampie sottane delle donne ed anche le ghirlande che cingono le prue delle barche e le corolle sparse sul mare, denunciano la suggestione della pittura del Fortuny. Il maestro spagnolo non sembra essere, perÚ, l'unica fonte ispiratrice per l'artista napoletano: negli effetti atmosferici “tenta di gareggiare con Turner, aspirazione di tutta la sua vita, rinnovando anche non so che di mitografismo rosiano con altro materiale, con le Sirene o con la casa di Masaniello." (Biancale, 1938).
L'atmosfera gioiosa, incontenibile della scena viene trasmessa all'osservatore con altri espedienti ancora, consolidandosi nel sottostante mazzetto floreale, in legno dorato e intagliato, collocato sul bordo inferiore della cornice del quadro, a racchiudere lo stralcio di un pentagramma, sul quale sono forse annotate le parole poetiche del Di Giacomo sulle note di un'aria di Pasquale Costa.
Nelle raccolte poetiche del Di Giacomo, che conosceva ed amava le opere di Dalbono, un posto rilevante è occupato proprio dalle tante "canzoni nove", inneggianti, non diversamente dalle tele dell'amico pittore, alla città di Napoli e alla tanto adorata "napoletanità".





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