Museo Revoltella
 




Mayer propose al Museo Revoltella l’acquisto del “Risveglio” nel 1924, quando la scultura aveva già raggiunto una certa notorietà: era stata, infatti, già presentata all'Esposizione di Roma del 1921, alla Quadriennale Nazionale di Belle Arti di Torino del 1923, e alla Mostra Biannuale del Circolo Artistico di Trieste del 1924.
Molto probabilmente è a questo marmo che si riferisce Salvatore Sibilia nel 1922 quando, ricordando una recente visita allo studio di Mayer, scrive: "Ora sta lavorando (a una maschia figura di marinaio che farà parte del faro che sorgerà fra qualche anno nel porto di Trieste; simbolo di Nazario Sauro, martire dell'Adriatico; e) ad un nudo di donna quasi rannicchiata che è tutta una bellezza di espressione e di verità" (S. Sibilia, Pittori e scultori di Trieste, 1922, p.232).
In questa fanciulla, che si sta ridestando dal torpore del sonno - si noti il contrasto tra l'abbandono delle braccia, gli occhi ancora chiusi, e la contrazione del ventre nell'atto di sollevare le ginocchia - è possibile riconoscere l'impronta stilistica data all'autore dai suoi primi maestri Bersaghi e Malfatti. Dal primo, Mayer aveva mutuato l'amore per la scultura classica, dal secondo (maestro anche di Adolfo Wildt) aveva attinto la sensibilità romantica e una certa attenzione al vero. Il risultato è una resa plastica che rimanda, nel contempo, al naturalismo di Vincenzo Gemito e ai non-finiti michelangioleschi.
Sembra più diretto il rapporto tra l'opera in questione e il marmo “Nudo di donna” (La dormente) di Domenico Trentacoste, scolpito del 1910 (ora di proprietà della Galleria d'Arte Moderna di Roma), che Mayer aveva sicuramente visto alla Biennale di Venezia dello stesso anno, dov'era presente con due sculture nella Sala della Città di Trieste.
Evidenti affinità stilistiche sono riscontrabili anche con il piccolo marmo intitolato “Profilo di colle”, scolpito nel 1909 dal concittadino Ruggero Rovan, opera della quale esistono numerose copie a Trieste e a Parigi.




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