Museo Revoltella
 




Entrato a far parte della collezione del Museo Revoltella nel 1955, tramite acquisto diretto dall’autore, questo bronzo fu esposto alla XXVII Biennale di Venezia, nella sala dedicata a Mascherini, assieme a Minerva, Fauno, Orfeo, Torso eroico ed altre opere del periodo 1952-54.
Firmato e datato «M. Mascherini 1954», fu uno dei lavori maggiormente apprezzati, tra i dodici esposti alla rassegna lagunare, in quanto emblematico di una nuova fase dell’evoluzione stilistica dello scultore. Come rilevò, infatti, Umbro Appollonio nella presentazione in catalogo: «È facile intravedere nelle sue opere un’origine naturalistica, qualche volta anche una certa ricercatezza, ma non si dovrà allora mancare di scoprire in un’opera quale “Risveglio di primavera” la mutazione di un organismo strutturale astratto. Che poi questa mutazione o trascrizione che dir si voglia sia avvenuta sulla falsariga dominante di un sentimento meno surreale e più “latino”, tornerà a tutto vantaggio di quella finalità che Mascherini vuole conservare al di là di ogni avventura formale».
In gran parte della produzione di Mascherini degli anni cinquanta l’istinto creativo, generato dal suo «rapporto fresco e diretto con le cose» (De Micheli 1988, p. 18), convive con la personale rilettura dell’ideale classico e con la lezione dei moderni Maillol, Rodin e Zadkine, conosciuti durante il suo primo viaggio a Parigi, nel 1951. Egli rinuncia così alle vibrazioni superficiali di un tempo per «una larghezza e una continuità di piani sui quali la luce, invece di impigliarsi e di rifrangersi si diffonde e si avvolge non mai interrotta se non dai limiti dell’ombra costruendo nitidi volumi – cilindri, sfere, coni, fusi, prismi - che inequivocabilmente partecipano di alcuni modi che sono propri della plastica astratta» (Pica,1954). La stilizzazione formale a cui è sottoposta la figura femminile nel Risveglio – così come nelle varie Vestali, Saffo, Danzatrici, Susanne e Primavere dello stesso periodo - accentua le parti anatomiche più erotiche e materne e assottiglia, fino a renderle apparentemente fragili, le zone del collo, dei polsi, delle caviglie. Le fattezze acerbe della fanciulla, la sua espressione in parte ancora assopita, e la posizione distesa (che ritroviamo anche in La notte e in Fauno disteso, del biennio 1958 - 60) ben simboleggiano il ridestarsi della natura nella stagione primaverile. Imponendo al soggetto un’accentuata torsione del busto, l’autore crea una tensione interna di energie contrapposte, che trovano equilibrio nel centrale punto di contatto tra il corpo e il piano d’appoggio. L’effetto finale è quello di una monumentalità priva di pesantezza.

Nicoletta Bressan





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