Museo Revoltella
 




Esposta alla prima Biennale di Venezia, nel 1895, “La Derelitta” di Domenico Trentacoste, scultore palermitano residente a Parigi dal 1880, otteneva uno straordinario successo, tanto da rendere subito celebre il nome del suo autore, sino ad allora pressoché sconosciuto in Italia. In seguito a questo successo Trentacoste rientrava in patria e si stabiliva a Firenze, divenendo un protagonista della nuova scultura italiana, e una personalità di primo piano proprio nell'ambito dell'organizzazione e degli orientamenti delle Biennali veneziane d'anteguerra.
“La Derelitta”, per l'armoniosa ed elevata bellezza della forma, l'intensa vitalità dell'immagine ("Par quasi che palpiti, par quasi che viva", esclamava Vittorio Pica) e l'acuta penetrazione psicologica, apparve subito come qualcosa di nuovo e ricco di prospettive nel panorama della scultura italiana: ugualmente distante da quel "realismo crudo e bruto" che, a detta di Ojetti, aveva imperversato negli anni precedenti, come dal lirismo simbolico bistolfiano, foriero di uno sfaldamento impressionistico della forma che minava l'essenza stessa della scultura, l'opera di Trentacoste sembrÚ aprire una nuova via: quella di un accordo tra quieta, elevata saldezza formale e intensità patetica dell'espressione.
Era una via che Trentacoste aveva maturato durante gli ultimi anni del suo soggiorno parigino, in sintonia con quelle correnti della cultura francese del tempo che vanno sotto il nome di "idealismo" e che, in reazione al positivismo e al realismo, rivalutavano una visione dell'arte dove alla profondità e intensità dei contenuti e dei sentimenti si unisse l'osservazione e la resa attenta della natura. In questo senso Trentacoste abbandonava, verso la fine degli anni Ottanta, l'elegante naturalismo alla Carpeaux che aveva sino allora animato la sua scultura, per volgersi verso una ricerca di chiusura formale, di armonia dominatissima, ma temperata da una gentile inclinazione sentimentale, di cui riconosceva i modelli negli scultori fiorentini del Primo Rinascimento. (Ö) “La Derelitta”, scolpita da Trentacoste a Parigi nel 1893, dopo il soggiorno inglese, rappresenta, insieme alla bellissima testa di Ofelia (già coll. Giulio Pisa), il momento più alto di questa fase dell'artista. Trentacoste piega qui il nudo femminile in una posa (memore forse della delicata torsione di una Venere accosciata) che obbedisce all'intensità insopprimibile di un moto interiore; mentre la sua straordinaria sottigliezza tecnica riesce a trasfigurare il marmo nella resa della più intensa sensazione di vita e insieme di ineffabile spiritualità. “La Derelitta” ci appare così vicina alla fanciulle dello Specchio di Venere o alla Psiche di Burne-Jones, di cui condivide la dolcezza struggente e la forza evocativa. Ma è anche un'esile sorella della “Fiducia in Dio” di Bartolini: vi riconosciamo la stessa ricerca di una purezza ritrovata nello studio amoroso della natura vista attraverso gli occhi degli scultori del Quattrocento, anche se qui ormai incrinata dalla perdita di certezze e dall'inquietudine della modernità.
A Venezia “La Derelitta” otteneva il premio nazionale per la scultura dei Comuni del Veneto "per l'unità del sentimento della figura e pel fine amore dell'esecuzione", e veniva acquistata dal Museo Revoltella di Trieste, che si assicurava così un'opera destinata a restare nella storia della scultura moderna, e a cui, anche nei periodi di oblio, rimarrà affidato il nome di Trentacoste





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