Museo Revoltella
 




Ignorato a lungo dalla critica, il tema dei "Gladiatori", affrontato per la prima volta nel 1982 da Maurizio Fagiolo dell’Arco, rappresenta invece “uno dei più ricchi di significato e densi di implicazioni di tutta la sua pittura”. Si sviluppa in due fasi: la prima, che va dal 1927 al 1929, si articola in una sessantina di dipinti eseguiti a Parigi, dove de Chirico si era trasferito nel 1925; alla seconda, compresa tra il 1930 e il 1933, appartengono circa quindici opere che rappresentano varianti o repliche eseguite soprattutto per l’Italia, giacchè l’artista, anche per ovviare alla crisi del mercato francese, in questo periodo si riavvicinÚ ai galleristi e ai collezionisti italiani, molto interessati a recuperare il tempo perduto della sua assenza.
L’opera del Museo Revoltella, acquisita in occasione di una permuta effettuata nel 1936 con la Galleria Trieste, si colloca in questo secondo gruppo e, a sua volta, fa parte di un piccolo nucleo di quattro varianti della composizione che de Chirico aveva proposto col titolo "Gladiateurs et arbitre" nel 1927, pubblicata poco dopo nella monografia di Waldemar George (Parigi, 1928). Una delle quattro versioni, di dimensioni leggermente inferiori, si trova nella Collezione Astaldi ora di proprietà della Galleria d’arte moderna di Udine.





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