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Trieste [12 aprile 2018]
Celebrazioni 'a pił voci' per ricordare Gillo Dorfles


auditorium Marco Sofianopulo

Per ricordare il 108° compleanno di Gillo Dorfles, a poco più di un mese dalla sua scomparsa, avrà luogo giovedì 12 aprile, dalle 17 alle 19  al museo Revoltella, via Diaz 27 a Trieste, città dove era nato il 12 aprile del 1910, un ricordo a più voci intitolato “Essere Gillo Dorfles”.“Un’iniziativa promossa dal Comune di Trieste - Servizio Musei e Biblioteche” - precisa la direttrice Laura Carlini Fanfogna-. “Intendiamo celebrare la figura di Dorfles in quanto uno dei più significativi intellettuali triestini, ma di livello internazionale, a maggior ragione visto che il Museo nel 2007 gli aveva dedicato un’esposizione monografica per dar conto della sua attività di pittore e intellettuale. Lo spirito è quello di una celebrazione di carattere informale, non accademica e sarà accompagnata da un intermezzo musicale”.

L’incontro si aprirà con un video curato da Marianna Accerboni che riporta uno stralcio dell’ampia e articolata intervista rilasciatale da Dorfles nell’ottobre dello scorso nella sua casa-studio di Milano, con molte immagini dell’intellettuale e quelle inedite della sua abitazione. Il critico approfondirà quindi il tema “Dorfles artista a 360 gradi”.  Seguirà l’intervento di Lorenzo Michelli, che commenterà alcune frasi icastiche del grande intellettuale-artista racchiuse nel libro “99+1 risposte”, realizzato dallo stesso Michelli. Elvio Guagnini, professore emerito di Letteratura italiana dell’Università di Trieste, che fu allievo del Professore, ne approfondirà l’esegesi estetica e Giuliana Carbi ricorderà la presenza del grande intellettuale a Trieste, con particolare riferimento al concorso internazionale di design Trieste Contemporanea, di cui lui fu per molti anni presidente di giuria.

Concluderà l’incontro la nipote Giorgetta Dorfles, che porgerà dello zio un “ritratto in famiglia” anche attraverso la proiezione di tre video da lei realizzati: quello sulla presentazione del libro di Dorfles “Horror pleni”, curata da Accerboni nel 2008 a Gorizia e poi a Trieste e Bruxelles, quello dei disegni di animali fantastici realizzati dallo zio per lei e il fratello Piero, quand’erano bambini, e un altro video da lei creato in occasione della mostra su Dorfles al Museo Revoltella.

Gillo Dorfles (Trieste, 1910 - Milano 2018), laureato in medicina con specializzazione in psichiatria, critico d’arte, filosofo dell’Estetica e dei costumi e artista, già ordinario di Estetica alle Università di Trieste, Milano e Cagliari e visiting professor in alcune università americane, ha apportato un notevolissimo contributo allo sviluppo dell’estetica italiana del dopoguerra: a partire dal Discorso tecnico delle arti (1952) fino a Nuovi riti, nuovo miti (1965), Artificio e natura (1968), Le oscillazioni del gusto (2004), La (nuova) moda della moda (2007), Horror pleni. L’(in)civiltà del rumore (2008) e alla sua opera forse più celebre, Il Kitsch. Antologia del cattivo gusto (1968). La sua bibliografia comprende oltre duemilacinquecento pubblicazioni tra monografie, contributi in volumi collettivi, articoli e saggi.  

Esegeta profondo e creativo sia come critico e filosofo che come artista - scrive Marianna Accerboni - è autore di un segno di originale introspezione anche attraverso la sua personalissima pittura, fiorita nel ’34 a Dornach in Svizzera, dove seguiva delle conferenze steineriane al Goetheanum. Interessato all’esoterismo, aveva creato nel 2010 Vitriol, personaggio simbolo, a metà appunto tra ispirazione esoterica, ricerca artistica e filosofia, che ricalca l’acronimo alchimico: ”Visita Interiora Terrae, Rectificando Invenies Occultum Lapidem”, cioè “Visita l'interno della terra, operando con rettitudine troverai la pietra nascosta. Un soggetto, Vitriol, presente anche in una serie di disegni realizzati nel 2016 per la mostra alla Triennale del gennaio 2017.

L’attività critica e di filosofo da un canto e quella di artista, hanno sempre seguito in lui binari paralleli. Nel ’48, in seguito anche agli stretti contatti con la Konkrete Kunst zurighese e gli svizzeri Lohse, Graeser e Roth, era addivenuto a una posizione estetica internazionale e aveva fondato con altri, tra cui Munari, il Movimento Arte Concreta, contrario a figurazione e astrazione lirica, facendosi contemporaneamente interprete sul piano critico ed estetico di astrattismo e concretismo. Nel ’55 intraprese la carriera universitaria, che determinò una riduzione, in favore della grafica, dell’attività pittorica, ripresa verso la metà degli anni ‘80. E’ del 2001 - conclude Accerboni - la prima grande mostra al PAC, seguita, tra le altre, da quelle a Palazzo Reale e allo Studio Marconi di Milano e, nel 2015, al MACRO di Roma e dalla pubblicazione di un catalogo ragionato di tutte le opere (Mazzotta)

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