Museo Revoltella


Trieste [19 marzo 2013]
Il tema del giorno: la festa del papÓ


Un doppio ritratto  di epoca Biedermeier

Giuseppe Tominz, Ritratto dell'architetto Valentino Valle con la figlia, 1830 ca
Valentino Valle (1774-1856), di origine friulana, fu tra gli architetti che caratterizzarono lo sviluppo di Trieste nella prima metà dell'Ottocento. Arrivato in città nei primi anni del secolo, fu assistente e poi socio di Giovanni Righetti. Progettò diverse case importanti nel Borgo Giuseppino, come quella per Carlo d'Ottavio Fontana e quella per i commercianti ebrei Hierschel (1826). Da impresario edile, si occupò di grandi costruzioni: la chiesa di S. Antonio Nuovo, Palazzo Costanzi, il Tergesteo. In questo ritratto che, attraverso il progetto steso sul tavolo e il compasso, mette in evidenza il suo impegno professionale, compare assieme alla sua unica figlia femmina, Agnese. Benché sia poco più che una bambina, porta una complicata acconciatura a torretta, grandi orecchini a fuso e un abito piuttosto ricercato con collaretta bianca ricamata chiusa da un nastro rigato sotto il quale si intravede la collana di coralli."

A Giuseppe Tominz (1790-1866) è riconosciuto il merito di avere lasciato, con la sua attività di ritrattista, la più ampia ed efficace rappresentazione della società triestina degli anni tra il 1830 e il 1850, e, in particolar modo, di avere documentato l’ascesa e i fasti di quella borghesia imprenditoriale che ha determinato le fortune della città dopo la Restaurazione.
Trieste, porto franco dal 1719, aveva conosciuto in pochi decenni uno sviluppo notevolissimo del suo tessuto urbano e delle attività mercantili, passando rapidamente dalla condizione di piccola città di provincia a quella di primo porto dell’Impero asburgico e attraendo capitali e imprenditori dal Nord Europa e dalle più diverse contrade del Mediterraneo.
La società che si rispecchia nella produzione ritrattistica di Giuseppe Tominz è questo mondo variegato della Trieste neoclassica, formato da tedeschi, inglesi, greci, serbi, italiani del Sud, ecc. tutti immigrati attorno al 1800 e arrivati a costituire grossi patrimoni sfruttando le opportunità del portofranco e della estesa rete di traffici costituitasi attorno ad esso. La maggior parte di questi imprenditori mantiene forti contatti con i luoghi d’origine, sia per ragioni d’affari che per l’esigenza di conservare un’identità culturale e religiosa, ma, nel contempo, lascia intendere, nel suo modo di presentarsi attraverso i ritratti “ufficiali”, una non meno forte aspirazione all’omologazione con i costumi, le mode e i gusti della società locale.
Come lo hanno definito in molti, è un mondo “Biedermeier” che risente dei mutamenti avvenuti dopo il ripristino dell’ordine seguito alle guerre napoleoniche e tende a chiudersi nella sfera del privato, privilegiando i valori e gli interessi della famiglia e perseguendo obiettivi di pace e serenità.
L’attività di Tominz a Trieste inizia poco prima del 1830 ed è subito caratterizzata dalla richiesta di ritratti di famiglia (Buchler, Moscon, de Brucker, di Demetrio, I Fidanzati…) nei quali è già evidente il desiderio di fissare e documentare posizioni ormai raggiunte di agiatezza e di prestigio. Gli sfondi domestici sono solo accennati ma, attraverso la scelta di elementi significativi e talvolta improbabili come colonne, statue, tendaggi, mobili di pregio, concorrono a formare l’idea di una società che ha ereditato non solo il potere ma anche il gusto della vecchia aristocrazia.

 







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