Museo Revoltella
 

Palazzi - Palazzo Brunner (Galleria d'Arte Moderna) - quinto piano

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> Il secondo ottocento in Italia
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> Gli artisti triestini del secondo ottocento
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Sale del Novecento italiano (1914-1940)
> Sale degli artisti del Friuli-Venezia-Giulia
Sesto piano
> Sala degli artisti del secondo novecento (1945-1970)


Nino Perizi
Orto in Vallelunga
1950


Luigi Spacal
Carso d'autunno
1968


Miela Reina
Maternità
1961


Giuseppe Zigaina
Il fucilato
1924

Sale degli artisti del Friuli-Venezia Giulia.
Opere dal 1945 al 1970 con alcuni aggiornamenti.

La Biennale di Venezia del 1948 segna anche per il mondo artistico triestino un momento di ripresa e di affermazione di una nuova generazione di artisti, quella nata dopo attorno o dopo la prima guerra mondiale. Dal 1950 in poi le loro opere iniziano ad entrare in museo: in quell'anno si acquistano, infatti, dipinti di Dino Predonzani, Nino Perizi e Romeo Daneo esposti a Venezia. Sono i primi, assieme a Edoardo Devetta, ad abbandonare la figurazione per orientarsi verso il linguaggio astratto. Ma l'attenzione del Curatorio del museo si rivolge anche agli autori più anziani o ancora legati alla tradizione come Romano Rossini (Tramonto), Vittorio Bergagna e Tristano Alberti o a coloro che scelgono la via del realismo come Sabino Coloni. La sezione non si limita all'ambiente triestino ma spazia in tutta la regione, con presenze interessanti come quelle della scultrice goriziana Sylva Bernt, dei friulani Giuseppe Zigaina e Anzil, dei goriziani Cesare Mocchiutti e Sergio Altieri. Una sala è dedicata ai fratelli Afro, Dino e Mirko Basaldella.
Ci sono significative interpretazioni dei luoghi cittadini e del Carso (Marino Sormani, Livio Rosignano e Luigi Spacal) o suggestive forme di evasione dalla realtà (Maria Lupieri), mentre per quanto riguarda gli anni dal 1970 in poi, il museo documenta le sperimentazioni più interessanti attuate in ambito locale, dalla sfaccettata attività del gruppo Raccordosei (Miela Reina, Enzo Cogno, Nino Perizi, Bruno Chersicla, Lilian Caraian, Claudio Palcic) alle testimonianze più autonome (Augusto Cernigoj), al filone materico (Renato Daneo) o razionalista (Lucio Saffaro, Luciano Celli, Livio Schiozzi). La lunga chiusura per restauro del museo ha impedito un regolare aggiornamento delle raccolte, iniziato da poco con alcuni pezzi degli anni Novanta (Antonio Sofianopulo, Carlo Bach, Lorena Matic, Davide Skerlj, Ennio Cervi).
All'esterno, in diversi punti delle terrazze sono state collocate opere di scultura (Ugo Carà, Luciano Ceschia, Nino Perizi).




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