Museo Revoltella
 

Palazzi - Palazzo Brunner (Galleria d'Arte Moderna) - quinto piano

Terzo piano
> Il secondo ottocento in Italia
Quarto piano
> Gli artisti triestini del secondo ottocento
> Sale internazionali
Quinto piano
>
Sale del Novecento italiano (1914-1940)
> Sale degli artisti del Friuli-Venezia-Giulia
Sesto piano
> Sala degli artisti del secondo novecento (1945-1970)


Felice Casorati
Meriggio
1923


Gino Parin
Armonia in bianco rosso
1915


Giorgio de Chirico
I gladiatori
1930


Arturo Nathan
Scoglio incantato
1931


Marcello Dudovich
Ritratto di signora
1930


Leonor Fini
Giovinetto travestito da povero
1935


Piero Marussig
Ritratto di fanciulla
1932

Sale del Novecento italiano (1914-1940)

Le sale del quinto piano del museo ospitano la pittura e la scultura del periodo compreso tra il 1914 e il 1940. Si tratta di un'ottantina di pezzi che formano un'ampia documentazione sull'attività degli artisti giuliani della prima metà del secolo, con opere in molti casi donate dagli stessi autori, e una più limitata raccolta di opere di grandi artisti italiani acquistate attraverso una intelligente politica di acquisti sviluppata negli anni Trenta. Nella Trieste dei primi del secolo, dove vivevano James Joyce e Italo Svevo si formò una generazione di artisti in cui si possono individuare delle personalità straordinarie come Piero Marussig, Vito Timmel, Argio Orell, Glauco Cambon, Gino Parin, Edgardo Sambo, Cesare Sofianopulo e Giannino Marchig, tutti in qualche modo influenzati dalla formazione dell'Accademia di Monaco o dall'ambiente culturale viennese. Molti di loro furono attivi anche nel cartellonismo, campo nel quale Trieste può vantare di avere dato i natali al più grande di tutti, Marcello Dudovich.
Ci furono rapporti stretti tra artisti e letterati anche negli anni Venti, come dimostra l'amicizia tra il pittore
Vittorio Bolaffio e il poeta Umberto Saba.
Il percorso di questa sezione offre un panorama vario e interessante in cui è possibile riconoscere l'influenza delle molte correnti artistiche affermatesi in Europa nel periodo a cavallo tra Otto e Novecento. Ad esempio nella pittura di
Vito Timmel (Fochi, 1925) si riconoscono facilmente le raffinatezze stilistiche della Secessione viennese, mentre nelle intonazioni cupe di Cesare Sofianopulo è evidente l'influenza della scuola di Monaco. Il Piero Marussig della fase triestina guarda contemporaneamente alla Secessione e ai fauves.
Così come
Vittorio Bolaffio, allievo di Fattori e ammiratore di Modigliani, può venire accostato all'espressionismo tenendo però presenti questi suoi primi modelli. Mentre Parin resta sempre fedele all'impressionismo, sia pure filtrato dall'esperienza tedesca.
Quanto detto vale naturalmente per le opere del primo dopoguerra e degli anni Venti. Per quanto riguarda il decennio successivo, a cui appartiene la maggior parte dei pezzi esposti, l'area di riferimento si riduce dal contesto europeo al panorama nazionale e la tendenza più rappresentata è quella che viene normalmente definita come il "Novecento italiano" (basta guardare al plasticismo monumentale di
Sbisà o ai nitidi volumi di Sambo, Stultus, Croatto e Mascherini) con le sole eccezioni di Nathan, coi suoi paesaggi metafisici, e del secondo Sofianopulo, con l'ossessione dell'autoritratto.
Ma la ricchezza di questa sezione è data principalmente dalla presenza dei nomi più importanti dell'arte italiana fra le due guerre con opere di altissima qualità come il
Meriggio di Felice Casorati (1923), uno dei vertici indiscussi del cosiddetto "realismo magico", acquistato dal museo alla Biennale di Venezia del 1924, o il Pastore di Mario Sironi, esposto alla Biennale del 1932, in cui il mito del classico si carica di un moderno pathos, o la Donna al mare di Carlo Carrà, sospesa tra arcaismo e metafisica, acquistata alla stessa Biennale. Non meno importante La Finestra di Felice Carena (1930), un autoritratto che sintetizza efficacemente le sue ricerche. A questi, che rappresentano i pezzi forse più ragguardevoli, va accostata una serie di opere che contribuiscono a costruire un panorama davvero significativo per la conoscenza del Novecento: Primula di Plinio Nomellini (1925), Fanciulla (1926) di Guido Cadorin, Ritratto di fanciulla di Piero Marussig (1932), Giovane travestito da povero (1935) di Leonor Fini, I Gladiatori di Giorgio de Chirico, Nudo di Alberto Savinio.
Il solo artista straniero presente è l'austriaco
Albin Egger-Lienz con un dipinto di grande suggestione, L'acquasanta (1922).
Va sottolineata la ricchezza della collezione di sculture, che va dalle figure drammatiche del triestino
Ruggero Rovan, presente con diverse opere, ai nitidi marmi di Carlo Hollan, Franco Asco e Giovanni Mayer, dalle teste bronzee di Alfonso Canciani, Francesco Messina e Romano Romanelli ai migliori lavori giovanili di Mascherini (Sirenetta, Estate), dai bozzetti per il monumento al Duca d'Aosta di Arturo Martini alla Camilla di Arturo Selva. Sono esposti anche un importante lavoro di Quirino Ruggeri del 1935 e un Acrobata di Minguzzi degli anni Quaranta.




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