Museo Revoltella
 

Palazzi - Palazzo Brunner (Galleria d'Arte Moderna) - galleria maggiore del quarto piano

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Galleria maggiore del quarto piano


Giuseppe De Nittis
Signora col cane
1878


Carl Frythyof Smith
La prima comunione
1892


Jean Jules Geoffroy
Les affamées
1886


Leonardo Bistolfi
La croce


Alfred Delanois
Messa Bassa
1907



Lionello Balestrieri
Beethoven
1900


Gaetano Previati
il giorno sveglia la notte
1905


Franz Von Stuck
Scherzo
1909

Galleria maggiore
Sale internazionali. Opere di italiani e stranieri acquisite nelle grandi esposizioni europee tra il 1887 e il 1914.

Nelle sale più vaste del quarto piano sono esposte le opere di maggior pregio acquistate dal museo fra la metà degli anni Ottanta e la prima guerra mondiale. Si tratta per lo più di dipinti di grande formato provenienti quasi tutti dalle grandi esposizioni internazionali di Venezia, Monaco, Parigi. La scelta del Curatorio cadde, almeno per un lungo periodo, sempre sulla pittura realista, di cui interessavano in ugual misura i temi sociali e l'interpretazione del paesaggio.
Il percorso inizia con la Signora col cane (o Ritorno dalle corse) di Giuseppe de Nittis, (1878), un'opera tra le più importanti della collezione, che ben rappresenta il mondo parigino frequentato dall'artista pugliese, così come è emblematica della Venezia quotidiana di Giacomo Favretto la scenetta intitolata Una dichiarazione acquistata nel 1887. Sempre dall'ambiente del realismo veneto provengono le opere di Cesare Laurenti (Frons animi interpres, 1886), Ave Maria di Luigi Nono (1892), La campana della sera di Pietro Fragiacomo (1893) e il gruppo in gesso Belisario (1887), di Urbano Nono . Fu acquistato invece al Salon di Parigi del 1886, Les affamées di J. Geoffroy , rappresentazione fin troppo accurata di una di quelle "piaghe sociali" che costituivano i temi centrali della pittura realista francese. La precisione fotografica della ripresa caratterizza anche l'opera del tedesco Frithyof Smith Dopo la prima Comunione (1892), quadretto di vita che gli offre il pretesto per delineare magistralmente una vasta gamma di caratteri.
Tra gli anni Ottanta e la fine del secolo il museo si arricchì anche di alcuni grandi paesaggi, che vanno dai suggestivi controluce di Giorgio Belloni (Torna il sereno, 1887) e di Angelo Dall'Oca Bianca (Prima luce, 1887) al tramonto sul lago di Garda (1887) di Bartolomeo Bezzi alle cupe montagne della Val Camonica di Arnaldo Soldini (1899). Venezia non poteva mancare ed è presente, infatti, con una raffinata interpretazione di Guglielmo Ciardi (Mattino alla Giudecca, 1892) cui fa da contraltare una tempestosa marina del tedesco Karl Böhme (1892).
Per quanto riguarda la scultura, il pezzo più interessante è il marmo La derelitta, di Domenico Trentacoste (1895) acquistata alla prima Biennale veneziana, mentre dalla terza edizione dell'esposizione proviene il delicato ritratto femminile intitolato Sogno di primavera (1899) di Pietro Canonica , già ricco di accenti simbolisti.
La sala seguente ospita una serie molto varia di opere del primo decennio del Novecento attraverso le quali è facile percepire il passaggio tra realismo e simbolismo: se è ancora uno spaccato di vita quotidiana il grande dipinto di Lionello Balestrieri intitolato Beethoven (1900), ispirato alla vita bohemienne degli artisti parigini, sono invece espressione di un nuovo clima culturale e di un'intensa spiritualità i due imponenti gessi del 1905 di Leonardo Bistolfi (La Croce e Funerale della vergine) che lo affiancano. Completano lo scenario alcune opere di autori italiani e stranieri (De Maria , Delaunois, van Bartels, Zügel) sempre provenienti dalle Biennali dell' inizio del secolo e a loro volta rappresentative della coesistenza, nell'esposizione veneziana, del realismo ottocentesco e di più attuali tendenze alla fuga dalla realtà.
All'ambito simbolista si possono ricondurre anche molti dei dipinti datati attorno al 1910 esposti nella sala adiacente, fra i quali domina Il giorno sveglia la notte (1905-1908) di Gaetano Previati . Anche qui sono raccolti artisti di diversi paesi europei: il tedesco Franz von Stuck (Scherzo, 1909), lo svedese Anders Zorn (Hilma Eriksson, 1909), con opere presenti alla Biennale del 1909, e gli spagnoli Ignacio Zuloaga (Gitana, scelto all'Esposizione di Roma del 1911) e Gonzalo Bilbao (La esclava, Biennale del 1905); oltre che da Previati la pittura italiana di quegli anni è rappresentata da Felice Carena (Madonna, acquistata alla Biennale del 1912), Antonio Mancini (Geltrude, 1910), Giacomo Grosso (Principessa Letizia di Savoia Aosta, Biennale del 1905) e Armando Spadini (Al Pincio, 1913).
L'unica scultura esposta è il Ritratto di Arturo Rietti di Paolo Troubetzkoy (1911) artista che per la sua fama internazionale bene si colloca in questo contesto.

 

 

 




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