Museo Revoltella
 

Palazzi - Palazzo Brunner (Galleria d'Arte Moderna) - galleria minore del quarto piano

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Donato Barcaglia
Donna che trattiene il tempo
1875


Isidoro Grunhut
La bambola
1891



Guido Grimani
Primi albori
1908


Eugenio Scomparini
Margherita Gauthier
1890


Umberto Veruda
Nudo
1900


Guido Marussig

Il laghetto dei salici
1909


Arturo Fittke

La processione
1908

Tra Ottocento e Novecento in Italia e a Trieste.
Importanti presenze straniere.

Scala e pianerottolo verso il quarto piano
Miti e allegorie

Sulla sommità della rampa che conduce al quarto piano ha trovato collocazione un gruppo allegorico dello scultore Donato Barcaglia (già incontrato al piano inferiore), intitolata Donna che trattiene il tempo, del 1875.
Ha un carattere allegorico anche il trittico esposto a poca distanza: si tratta di una composizione che ha per oggetto i temi cari a Pasquale Revoltella (Navigazione, Industria, Commercio, Arti e Scienze) voluta dal primo Curatorio del museo, che ne affidò l'esecuzione al pittore Eugenio Scomparini. La sfarzosa cornice in avorio, pietre dure e argento, è firmata dall'ebanista milanese Daniele Lovati (1884).

Galleria minore
Gli artisti triestini del secondo Ottocento

Negli ultimi decenni del secolo XIX, grazie anche alla presenza del Museo Revoltella, l'attività artistica a Trieste divenne più vivace e intensa e incoraggiò lo sviluppo del mercato e la diffusione del collezionismo fra le agiate famiglie della borghesia.
Tra il 1880 e il 1914 operava a Trieste un folto gruppo di artisti, caratterizzati da personalità diverse, ma influenzati dalla medesima scuola, l'Accademia di Belle Arti di Monaco, che rappresentava un punto di riferimento importante per tutti, a cominciare da Umberto Veruda, Isidoro Grünhut e Carlo Wostry, i tre giovani pittori che attorno al 1885 diedero l'avvio a una fase decisiva per la modernizzazione del gusto locale.
La produzione locale, però, non entrò subito nelle collezioni del museo, perché il Curatorio, affiancato dal conservatore Alfredo Tominz (succeduto al padre Augusto nel 1883), per molto tempo diede la precedenza a opere di autori già affermati almeno a livello italiano. Si dovette attendere l'inizio del Novecento, perciò, perché venissero fatti degli acquisti significativi e l'arte cittadina conquistasse una sezione autonoma nell'esposizione museale.
Oggi, grazie anche a molte donazioni, il panorama triestino si può dire ampiamente rappresentato, con un numero cospicuo di opere che documentano sia l'attività dei più grandi che quella degli artisti minori. Accanto a personalità già largamente note come Eugenio Scomparini (Margherita Gauthier, 1890) e i già citati Isidoro Grünhut (Ritratto di Umberto Veruda, 1886), Carlo Wostry e Umberto Veruda (di quest'ultimo sono esposte varie opere tra cui il grande Nudo di schiena del 1900 c. appartenuto a Italo Svevo), nelle sale del museo si potranno scoprire tante altre figure di artisti legati alla città: da coloro che seguivano ancora la tradizione accademica della pittura di storia o di genere, come Alfredo Tominz, Giovanni Zangrando e Giuseppe Barison , agli interpreti più originali del tema della marina, come Guido Grimani, ai più raffinati ritrattisti, come Glauco Cambon e Arturo Rietti, agli innovatori come Arturo Fittke, Piero Lucano, Oscar Herman Lamb, Argio Orell, Guido e Piero Marussig che risentono dell'impronta secessionista anche in una parallela attività di grafici e cartellonisti.
Non manca una discreta presenza di scultori: Francesco Pezzicar,
Giovanni Mayer, Ruggero Rovan e Alfonso Canciani, anch'essi influenzati da studi e contatti avuti a Monaco o Vienna.
A riprova dei forti legami esistiti in una certa fase storica tra il mondo artistico locale e Monaco, questa sezione - in cui sono esposti anche alcuni ritratti e autoritratti di artisti provenienti dal Circolo Artistico Triestino - ospita anche un
Ritratto di Umberto Veruda del 1899 firmato da Max Liebermann , fondatore della Secessione berlinese e protagonista dell'impressionismo tedesco.




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