Museo Revoltella
 
Luci sull'Adriatico. Paesaggi di mare fra Trieste e Venezia nell'800
[Dal 04 ottobre 2008 al 30 novembre 2008]
Trieste, Museo Revoltella
A cura di: Maria Masau Dan, Isabella Reale

 

LUCI SULL'ADRIATICO

Paesaggi di mare tra Trieste e Venezia  nell’800

 

4 ottobre - 30 novembre 2008

 

In collaborazione con

GALLERIA D’ARTE MODERNA DI UDINE

GALLERIA CIVICA D’ARTE MODERNA E CONTEMPORANEA

Centro culturale “Leonardo da Vinci” di San Donà di Piave

 

Trieste, Civico Museo Revoltella, 4 ottobre – 30 novembre 2008

Inaugurazione sabato 4 ottobre ore 12

 

La grande esposizione dedicata al genere della pittura di marina nel corso dell’Ottocento e al paesaggio dell’alto Adriatico, approda dal 4 ottobre a Trieste, dopo essere stata presentata con successo presso la galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di San Donà di Piave, con il sostegno della Regione Veneto e il supporto di FriulAdria Crédit Agricole per iniziativa dell’Assessore alla Cultura Massimo Greco, che ha voluto così arricchire l’offerta culturale della città in occasione della ‘festa del mare’ rappresentata dalla Barcolana.

La mostra nasce dalla collaborazione istituita tra il Museo Revoltella di Trieste e la Galleria d’Arte Moderna di Udine, ed è accompagnata da un catalogo curato da Maria Masau Dan e Isabella Reale, per le edizioni Mazzotta.  Una sequenza di oltre sessanta opere ripercorre l’evoluzione della pittura di paesaggio nell’area veneta e giuliana attraverso la specializzazione della pittura di marine, lungo tutto l’Ottocento fino alle soglie del Novecento. Tale produzione, alimentata dalla grande tradizione pittorica veneta e dal confronto con le nuove scuole paesistiche europee, attende ancora una adeguata valorizzazione, e la mostra sarà un’occasione unica per ammirare capolavori di grandi artisti italiani e stranieri che hanno indagato dal vero le mutevoli luci dell’Alto Adriatico, dipingendo tra le lagune, Venezia e le sue isole, il golfo di Trieste e la costa istriana e dalmata.

L’interesse mai sopito per l’immagine di Venezia ha alimentato infatti, a partire da Giuseppe Bernardino Bison, passando per Guglielmo Ciardi e Pietro Fragiacomo, una nuova fase della pittura veneta di paesaggio, alla quale hanno concorso anche artisti italiani e stranieri, sotto l’impulso di un realismo che spinge il pittore a fissare sulla tela i mutevoli effetti luministici e atmosferici indagati tra le superfici specchianti della laguna, ambientandovi la vita quotidiana di pescatori e gondolieri, i traffici mercantili, il diporto e il lavoro, sullo sfondo anche di un profondo mutamento storico ed economico che vede lo sviluppo del porto emporiale di Trieste e il declino del ruolo di Venezia, regina dell’Adriatico ormai solo per prestigio culturale e artistico. Dal vedutismo scenografico, ai bozzetti e alle “impressioni” nate dal vero, si passa, nell’evoluzione del genere, per il graduale sovrapporsi di una visione soggettiva anche venata da toni sentimentali, attraverso le sperimentazioni del divisionismo, gli influssi simbolisti, fino alle stilizzazioni dell’art nouveau,

Tra le opere in mostra spiccano i protagonisti sulla scena dell’arte veneziana a partire da Ippolito Caffi, Eugenio Bosa, Antonio Rotta, Guglielmo Ciardi, Ettore Tito, Alessandro Milesi, Emanuele Brugnoli, accanto ai  triestini Lorenzo Butti, Giuseppe Miceu, Umberto Veruda, Guido Grimani, Pieretto Bianco, Ugo Flumiani, Giovanni Zangrando, Pietro Lucano e molti altri. Una sezione particolare è dedicata a Pietro Fragiacomo, il pittore di origine istriana protagonista a Venezia accanto a Ciardi del rinnovamento in senso realistico del paesaggio e considerato dalla critica il vero poeta della laguna, presente con dipinti, disegni, bozzetti e un prezioso ventaglio con scene di pesca. L’interesse inoltre di artisti stranieri e nordici in particolare per il paesaggio marino dell’alto adriatico sarà documentata da dipinti oltre che del tedesco Bernhard Fiedler anche del paesista viennese Thomas Ender.

Un ideale itinerario geografico fissa inoltre i temi prediletti del genere, a partire dalle vedute veneziane più lagunari, dalle scene di vita dei pescatori chioggiotti, approdando alle isole della laguna, con Burano come meta prediletta da più generazioni di artisti, alle spiagge del Lido o di Grado, al porto animato dai traffici mercantili di Trieste, fino all’isola di Lussino, fissando l’immagine di velieri e vapori, bragozzi e piroscafi, battaglie navali legate ai moti indipendentisti di Venezia contro l’Austria, ma anche i nuovi riti balneari della Belle Epoque. Fa da cornice lo scenario sempre mutevole dell’alternarsi delle albe e dei tramonti sull’Alto Adriatico, delle calme distese marine e delle improvvise tempeste, l’incessante rincorrersi delle onde che riflettono i raggi del sole e della luna.

 

 

L’itinerario della mostra

 

In una mostra dedicata al mondo adriatico dell’Ottocento non poteva mancare un accenno al secolo d’oro del paesaggio veneziano, cioè al Settecento dei Canaletto e dei Guardi: così il percorso inizia da una vedutina di G.B. Bison, Venezia con la neve e maschere che rappresenta proprio il rimpianto di quell’epoca e una tardiva interpretazione di una famosa inquadratura di Canaletto.

Quanto Venezia abbia inciso nell’immaginazione dei pittori dell’Ottocento, e non solo di quelli di area veneta ma anche dei lombardi, è dimostrato da Angelo Inganni, autore di celebri vedute di Milano, ma, per una volta, impegnato a rappresentare la Piazzetta San Marco in una versione decisamente scenografica per quanto riguarda lo sfondo, ma popolata da povera gente: non più aristocratici e maschere, ma venditori ambulanti, cani randagi, qualche turco. E’ il bellunese Ippolito Caffi, però, colui che rinnova l’immagine pittorica di Venezia, dagli anni ’30 in avanti, e lo dimostra in questa Venezia con la neve, suggestiva ripresa del Canal Grande verso la Salute dopo un’insolita nevicata, che fa luccicare l’architettura e  avvolge la città di un’atmosfera umida, nebbiosa, del tutto nuova e decisamente realistica.

Se Venezia non ha mai smesso di essere un soggetto pittorico, anche nei momenti più critici della sua storia, Trieste, all’inizio dell’Ottocento, non lo è ancora, e sono piuttosto rare le vedute cittadine di quell’epoca, quasi tutte riprese panoramiche della città dal mare, che ne mettono in risalto soprattutto la vivacità dei traffici marittimi. Per questo Lorenzo Butti, il maggior pittore di marine della prima metà del secolo, si dedica prevalentemente, e con grande successo di mercato, alla riproduzione delle navi, dei velieri e dei piroscafi, delle barche da pesca e delle fregate. Più tardi, le più belle vedute di Trieste e del suo golfo si dovranno, curiosamente, a pittori di origine tedesca, qualcuno di passaggio, come il pittore-viaggiatore Thomas Ender, e qualcun’altro  integrato in città, come è il caso di Bernhard Fiedler.

Restando nell’ambito della pittura di mare, nel primo Ottocento hanno un grande successo presso i collezionisti le scene di genere ispirate alla vita dei pescatori, come le belle tele di Eugenio Bosa che ritraggono Pescatori chioggiotti nei loro costumi tradizionali. Bosa era un attento osservatore del mondo popolare e soprattutto delle fogge degli abiti, mentre Antonio Rotta, goriziano trapiantato a Venezia, pure impegnato in una minuziosa descrizione di situazioni e oggetti, non manca di approfondire gli aspetti sentimentali e psicologici dei suoi protagonisti, come il pescatore che rivolge una preghiera a Dio per salvarsi dalla tempesta.

Le abitudini dei pescatori ispirano anche Natale Gavagnin che nel 1880 dipinge La polenta in barca mettendo sullo sfondo di un luminoso tramonto lagunare una vivace scenetta che descrive lo scodellamento di una fumante polenta alla fine di una giornata di lavoro.  Molto più rare le immagini di pesca nella pittura triestina, di cui un esempio è la Barca di pescatori attribuita a Giovanni Rosè.  La suggestione di Venezia e dei mestieri legati al mare colpisce tanti, tra cui anche il bolognese Raffaele Faccioli, che ci lascia un’immagine molto precisa del famoso Squero di San Trovaso.

La tradizione della pittura di marina trova a Trieste i suoi migliori interpreti verso la fine dell’Ottocento ed è portata avanti fino al Novecento inoltrato da Guido Grimani, Ugo Flumiani e Giovanni Zangrando, pittori legati profondamente al paesaggio, classicamente composto e attento ai valori luminosi. Alcuni loro importanti lavori sono esposti  nella sala in fondo alla galleria. Grimani è documentato da sei dipinti, tra i quali tre di grande formato in cui vengono esaltati il suo senso dello spazio e la sua capacità di interpretare, nelle più diverse condizioni di luce, i giochi dei riflessi di sulla superficie del mare. Se le prime due opere sono ambientate a Trieste, la scena con le barche da pesca Primi albori, risale probabilmente ai soggiorni del pittore a Chioggia, luogo pittoresco per eccellenza e amatissimo dagli artisti degli anni a cavallo tra i due secoli. Ugo Flumiani (come il meno noto Giuseppe Miceu, poeta della costa istriana e della laguna di Grado) è a sua volta uno specialista del paesaggio di mare che sa giocare con la materia e il colore, per ottenere straordinari effetti di luce sulle grandi distese marine che invadono le sue tele. Ed anche al più “terrestre” Giovanni Zangrando capita di alternare i paesaggi di montagna e i ritratti con immagini delle sponde adriatiche invase dalla luce del sole.

Maestro di tanti pittori di area veneta, Ettore Tito è rappresentato dal  bel dipinto della galleria udinese In laguna che rinvia al clima di rinnovamento e sperimentazione di fine secolo, in cui i soggetti  gli ambienti sono gli stessi (il popolo dei pescatori, la vita delle isole, ecc.) ma il linguaggio è profondamente cambiato e risente della tensione verso il nuovo che coinvolge gli artisti più sensibili al problema della percezione della realtà.

Gli artisti attivi tra Venezia e Burano nel primo decennio del ‘900 sono impegnati soprattutto nella sperimentazione di nuove tecniche pittoriche e questo li rende particolarmente attenti all’uso del colore in funzione della luce. Burano, con le sue case dipinte, l’animazione delle fondamenta, il chiasso della gente, è un luogo ideale per dipingere dal vero e attira un gran numero di artisti: tra questi ci sono Alessandro Milesi, Pieretto Bianco e il triestino Umberto Veruda, presenza fugace, quest’ultimo, che nel 1904 vi soggiorna per un breve periodo (ospite nella casa di Murano dell’amico Italo Svevo) prima di morire per un’ improvvisa malattia, ma fa in tempo a lasciarci una vivace istantanea della vita sull’isola, che è strettamente collegata per diversi aspetti al Paese di pescatori di Pieretto Bianco (che oltre a questa casa azzurra aveva dipinto anche la casa rossa e la casa gialla, sempre a Burano), a sua volta caratterizzato da una grande scioltezza di tocco e da una  straordinaria ricchezza cromatica.

A Trieste un pittore altrettanto impegnato nelle questioni tecniche e luministiche è Arturo Rietti, che però si dedica solo occasionalmente al paesaggio, di cui vediamo due rare “impressioni” di uno scorcio del golfo di Trieste prese dal suo studio affacciato sulle rive. Rare anche perché il pittore si serve di pennellate dense e violentemente colorate, mentre in seguito, per i ritratti a cui deve la sua fama, prediligerà la delicatezza e la trasparenza del pastello.

Non può mancare, poiché attraversiamo un periodo connotato da forti spinte simboliste, una parentesi nella dimensione del mito e, qui ritroviamo il grande Ettore Tito che nel Ritorno di Ulisse dà corpo ad antiche fantasie nel suo mare popolato di sirene.

E da qui è naturale spingersi nell’atmosfera rarefatta e irreale delle visioni di Glauco Cambon (Trieste di notte) e Piero Lucano (Alba, Barche) che, passando per il decorativismo liberty, segnano la fine del realismo ottocentesco e aprono nuove vie alla pittura di paesaggio, che sembra avere esaurito la sua funzione.

E, tornando un po’indietro, ai protagonisti del paesaggio veneto, Pietro Fragiacomo e Guglielmo Ciardi è dedicata la penultima sala in cui si raggiungono esiti di grande lirismo e si concentra tutta la struggente bellezza di Venezia e della sua laguna. Con un omaggio alle origini triestine di Fragiacomo, testimoniate dal grande, straordinario pastello che riprende le Saline di Zaule con un tocco leggero e veloce di impronta impressionista.

Ci riconduce a Chioggia, invece, l’opera La campana della sera di Fragiacomo, lungo il canale Peretolo, che, all’ora del tramonto, offre al pittore il pretesto per un effetto luminoso che ne rivela fin da giovane lo straordinario talento. Fragiacomo, forse il più sensibile interprete dell’atmosfera lagunare, sperimenta diverse tecniche e lavora instancabilmente per cogliere spunti immediati dall’osservazione della realtà, come testimoniano i bozzetti e gli schizzi a matita, ma anche l’originale ventaglio con un delicato motivo marino collocato nella vetrina.

 

 

Civico Museo Revoltella

Trieste, via Diaz 27

Tel. 040 6754350 6754296

Orario: 10-18 (chiuso il martedì)

Catalogo Edizioni Gabriele Mazzotta (160 pagine, Euro 38,00)

 

 

 

 

 




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