Museo Revoltella
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Trieste [10 agosto 2010, ore 20:30]
art&cinema continua venerdì 13 con "Klimt" di Raul Ruiz


 “KLIMT” DI RAÚL RUIZ  

Venerdì 13 agosto alle ore 20.30, nell’Auditorium del Museo, sarà affrontato il tema cinema e pittura con la proiezione del film biografico “Klimt” (Austria / Francia / Gran Bretagna / Germania 2006) diretto da Raúl Ruiz e interpretato da John Malkovich, Saffron Burrows, Stephen Dillane, Veronica Ferres e Sandra Ceccarelli. Durante l’Esposizione universale del 1900 a Parigi, il pittore austriaco Gustav Klimt incontra Lea de Castro che appare ai suoi occhi come una musa, la personificazione dei suoi ideali eroici e dei suoi desideri carnali. Il film è incentrato sulla passione dell’artista per la donna, la sua lotta per la libertà creativa, l’instancabile ricerca di nuove forme di espressione, la reazione allo spirito sociale e artistico della Vienna a cavallo tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo. La proiezione sarà introdotta dal critico cinematografico Leonardo Gandini (Università di Modena e Reggio Emilia). Il film verrà presentato in edizione originale integrale con sottotitoli in italiano

Organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste e dalla Direzione del Museo Revoltella in collaborazione con La Cappella Underground, la rassegna art&cinema, nell’ambito di Revoltella Estate, segue un percorso di esplorazione delle interferenze e relazioni tra cinema e arti figurative. Nei prossimi appuntamenti offrirà ulteriori occasioni di riflessione e di indagine con film lungometraggi biografici dedicati a importanti soggetti e personalità del mondo della pittura e della scultura. Nelle successive serate di venerdì, sono in programma i film: Montparnasse 19 di Jacques Becker, dedicato a Modigliani (20 agosto), e Camille Claudel (1988) di Bruno Nuytten (27 agosto). 

“Klimt” è diretto da Raúl Ruiz, che così lo definisce e spiega il suo approccio alla materia: «Il film non è un biografia lineare della vita e dell’epoca di Gustav Klimt. È più una fantasia o, se vi piace, una fantasmagoria. Proprio come uno dei suoi dipinti, nel quale le figure materiali e immaginarie si mescolano e ruotano attorno a un fulcro centrale: il pittore Klimt. Volevo tratteggiare le caratteristiche stilistiche uniche dell’arte di Klimt, il prevalere della bellezza, l’eccesso di colore, gli spazi distorti e gli angoli complessi, per cogliere la vita e illuminare una delle più ricche, contraddittorie e misteriose epoche della storia moderna». 

La visione che il regista ha dell’artista, quella cioè di un mostro in libertà nell’alta società, appartiene in effetti al genere reso popolare da Ken Russell, che rigetta la rappresentazione hollywoodiana e sentimentale dell’artista visto come martire dal cuore a pezzi. Ciò non significa, comunque, che il suo atteggiamento nei confronti dell’arte sia meno romanzato: che sia santo o peccatore, Klimt rimane un personaggio al di sopra delle righe.

Nel film di Ruiz, sullo schermo prende forma un sogno febbrile che comincia in un ospedale dove Klimt (John Malkovich) giace in stato quasi comatoso: il pittore morì, infatti, di polmonite poco dopo esser stato colpito da un ictus che aveva paralizzato il suo lato destro. La vita che scorre di fronte ai suoi occhi è il corrispondente cinematografico dei suoi dipinti e disegni, con immagini intraviste sulla superficie degli specchi, attraverso gli obiettivi di macchine fotografiche, le lenti dei microscopi e i vetri schermati. Le distorsioni visive ed angolari suggeriscono il mondo frammentario di uno specchio ridotto in frantumi, metafora pure dello sgretolamento dell’Impero Asburgico alla fine della Prima Guerra Mondiale.

Mattatore del film è John Malkovich, che nel corso degli anni si è ritagliato uno spazio in una nicchia di mercato interpretando esteti freddi ed ossessivi, schiavi di visioni demoniache. Ed in “Klimt”, lussuosa fantasia biografica firmata da Raul Ruiz, la rappresentazione del pittore simbolista austriaco Gustav Klimt aggiunge un’altra figura mefistofelica alla sua galleria di eleganti mostri. Il pittore, morto nel 1918 all’età di 55 anni, va a rinfoltire la schiera di personaggi sinistri ed eccentrici interpretati da Malkovich, che comprende il barone de Charlus di Proust in “Il tempo ritrovato”, il regista di film muti F.W. Murnau in “L’ombra del vampiro”, Gilbort Osmond in “Ritratto di signora” e Valmont in “Relazioni pericolose”, tutti più o meno simili al di sotto dei loro elaborati costumi d’epoca. Il freddo sguardo dell’attore, il suo modo di parlare trattenuto ed il suo atteggiamento di intensa alterigia definiscono uno stile attoriale di maniera che è di per se stesso una tecnica. Questi imperiosi alter ego hanno pochi sentimenti nei confronti degli altri, che sono rappresentati come oggetti impotenti nel laboratorio di uno scienziato pazzo.

Biglietto Euro 6,50 (dà diritto alla visita del museo e delle mostre)

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Museo Revoltella

Via Diaz, 27

34123 Trieste

Tel. 040 6754350

 

 

 
 

 

 





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