Museo Revoltella


Trieste [19 dicembre 2008, ore 17:00]
Presentata in auditorium la mostra "Guarire dalla cura. Italo Svevo e i medici"


Il 19 dicembre l’auditorium del Museo Revoltella ha ospitato il tradizionale incontro per il compleanno di Italo Svevo organizzato dal Servizio Bibliotecario Urbano e dal Museo Sveviano. Alla presenza dell’Assessore Greco e della direttrice Cuderi, lo scrittore e regista Furio Bordon ha parlato del “suo” Svevo. Contestualmente è stato presentato al pubblico il libro “Guarire dalla cura. Italo Svevo e i medici”, a cura di Riccardo Cepach, che raccoglie interventi critici di Alberto Cavaglion, Laura Nay ed Eric Schneider, oltre all’ultimo importante contributo di Anna Maria Accerboni, storica della psicanalisi recentemente scomparsa, alla cui memoria il volume è dedicato. Di seguito è stato proiettato il video-documentario realizzato appositamente per la mostra e interpretato da Giuseppe O. Longo per la regia di Francesco Montenero, ricco di documentazione inedita sui dottori, le medicine e le pratiche terapeutiche in uso all’epoca di Svevo e di rari filmati originali degli anni ’20.
Al termine della proiezione la manifestazione si è spostata nella nuova sede del Museo Sveviano di via Madonna del Mare 13 per l’inaugurazione dell’esposizione di quadri, fotografie, documenti, strumenti medici e bizzarre apparecchiature (del costituendo Museo di Storia della Medicina dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria), giornali e riviste dell’epoca e curiosi manuali in edizioni originali. Mostra intitolata “Guarire dalla cura. Italo Svevo e i medici”, che rimarrà aperta fino al 29 agosto 2009.

L’atteggiamento di Italo Svevo nei confronti della scienza medica e dei suoi rappresentanti è ambivalente. Da una parte mostra una ossessiva attenzione per tutto ciò che riguarda la salute e le metodologie di cura, tanto da ingenerare un forte sospetto di ipocondria. Dall’altra tutti i suoi scritti a riguardo sono fortemente intrisi di ironia e scetticismo: «Io arrivai troppo tardi. L’ammalato era bello e ristabilito» dice il dr. Riccioli, protagonista della incompiuta commedia Degenerazione. Gli fa eco Giovanni Chierici de La rigenerazione: «I medici [...], se hanno commesso un errore, lo seppelliscono». Nei romanzi come nelle lettere private dello scrittore l’arte di Esculapio è spesso oggetto di una satira feroce che si alimenta dei proclami sensazionalistici e ciarlataneschi dei tanti sedicenti benefattori dell’umanità che affollano i giornali dell’epoca. Apprendisti stregoni che promettono l’elisir di lunga vita giustappunto scoperto nell’acqua fredda, nell’elettricità, nel sole, nel succo di limone, nei massaggi, nello yogurth, nei testicoli di scimpanzé. Allo stesso tempo, però, Svevo sa che in nessun momento della storia umana la medicina ha fatto tanti progressi quanti negli anni a cavallo fra la fine del diciannovesimo e l’inizio del ventesimo secolo. Mai prima l’occhio dell’uomo si è spinto tanto in profondità dentro il suo corpo e dentro la sua stessa anima. Mai la scienza è giunta tanto in là da scandagliare non solo l’organismo dell’essere umano, ma addirittura quello che per definizione dovrebbe essergli precluso, il suo inconscio.
Ai padri nobili e ignobili di cure miracolose spesso riproposte in questi anni di speranze postmoderne, alle terapie, ai farmaci, alle chimere e alle scoperte autentiche dell’alba della moderna scienza medica, alla rivoluzione copernicana che lo studio della psiche in quegli anni ha determinato in tutta la società contemporanea e nella nostra stessa vita è dedicata questa iniziativa del museo sveviano. Perché se la vita stessa è malattia soltanto si può guarire dalla cura.

Per ulteriori informazioni: Museo Sveviano - Tel 040 3593606/607 – fax 040 3593625
www.museosveviano.it - museosveviano@comune.trieste.it







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