Museo Revoltella
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Trieste [23 febbraio 2005, ore 17.00]
Seconda conferenza Arte, Pittura e Design nella Trieste degli anni Cinquanta
Museo Revoltella

Giovedì 24 febbraio alle ore 17.00 al Revoltella doppio appuntamento con il ciclo di conferenze su “Arte, Design e Architettura nella Trieste degli anni Cinquanta”: ne parlano Diana Barillari e Gabriella Bucco. Presentare l'Albergo Americano a Barcola consente di mettere a fuoco un episodio rilevante sotto il profilo urbanistico e architettonico relativo al periodo del Governo Militare Alleato, oggetto delle mostre che si sono da poco concluse e che il ciclo di conferenze che si tiene al Museo Revoltella arricchisce con alcuni, significativi approfondimenti. Progettato nel 1949 da Guido Fulignot per conto del GMA e affidato per la parte costruttiva al Genio Civile, il "Barcola Tourist Hotel" diventa subito occasione di scontro con il Comune di Trieste, dato che l'intervento entra in collisione con un settore di competenza dell'Amministrazione cittadina, come quello del piano regolatore che concedeva di costruire nella zona solo ville e villini. Con i suoi sei piani l'Albergo, destinato agli ufficiali americani, non è quindi tollerabile e il coro delle critiche mosse dalla Commissione edilizia comunale, dall'Ordine Ingegneri e Architetti e l'Ente Turismo, convince la committenza a effettuare delle significative modifiche, nonostante gli scavi per le fondazioni siano già iniziati. Il cambiamento è piuttosto costoso, poiché il progetto sostituirà la disposizione planimetrica a U con quella a L. Ma il cambiamento più significativo è quella relativo allo "stile", dato che il precedente progetto era stato giudicato poco confacente al pregio della posizione. D'accordo con la Soprintendenza il GMA chiama tre illustri architetti triestini - Ramiro Meng, Umberto Nordio e Mario Zocconi - che elaborano la nuova proposta, sviluppata nella parte esecutiva dal Genio Civile. La scelta del rivestimento di piastrelle in cotto (al posto dell'intonaco) si potrebbe attribuire al solo Nordio, che aveva utilizzato il materiale nella Casa Alta. Interessante la tipologia che è piuttosto inusuale in Italia, quella del residence-albergo (ma a Trieste esisteva l'illustre precedente del Balkan di Max Fabiani), ma anche gli arredi offrono alcuni elementi di novità. In questo caso le preoccupazioni economiche riguardo ai materiali e alle finiture non sembrano avere la stessa importanza di altri progetti, si tratta infatti di alloggi di lusso che devono soddisfare a criteri vigenti nelle Forze Armate, dove la qualità è commisurata al grado gerarchico. Paradossalmente l'Albergo Americano al termine della revisione progettuale non lascia trapelare alcun accenno a uno specificio linguaggio architettonico d'oltreoceano, ma nel disporsi dei volumi (a gradoni) e nella scelta del rivestimento, rimanda a edifici italiani (se non triestini) degli anni Trenta e Quaranta: quasi un omaggio a una tradizione e a una cultura nella quale ci si riconosce e si ammira. Diana Barillari Dagli anni Trenta al 2000 architetti e artisti triestini hanno sempre avuto un rapporto molto stretto con la decorazione musiva, l’intervento ha l’obiettivo di ripercorrerne le tappe evidenziando gli stretti rapporti tra la realtà triestina e la scuola di mosaico di Spilimbergo, tra cui rilievo ebbe l’attività di Gino Avon, padre dell’architetto Gianni. L’interesse per gli aspetti artistici della decorazione si accentua negli anni Cinquanta, specie con la costruzione di numerose chiese secondo un programma diretto dal cardinale Lercaro. In questo campo la collaborazione tra artisti e architetti si fa stretta, come si potrà vedere nelle chiese costruite da Giacomo Della Mea e da Antonio Guacci e in quella della Madonna del Mare. Gli studi nel settore sono appena iniziati proprio grazie ai lavori di preparazione della mostra su Trieste negli anni Cinquanta. Gabriella Bucco



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